Falso Made in Italy a tavola, vale 100 miliardi di euro

Il falso Made in Italy agroalimentare nel mondo vale ormai più di 100 miliardi di euro, con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio. Emerge da un’analisi di Filiera Italia e Coldiretti diffusa in occasione dell’inaugurazione di TUTTOFOOD, la fiera internazionale dedicata al cibo organizzata da Fiera Milano.

L’inganno del falso Made in Italy nel piatto

Allo stand Coldiretti a TUTTOFOOD in mostra gli ultimi casi più eclatanti di prodotti taroccati che richiamano l’Italia con colori, parole, immagini, ricette, denominazioni, località, pur non avendo niente a che fare con il sistema produttivo nazionale.

Un fenomeno che ruba all’Italia 300 mila posti di lavoro e che rischia di moltiplicarsi con le nuove guerre commerciali a partire dai dazi Usa nei confronti dell’Unione Europea. A far esplodere il falso è stata paradossalmente la “fame” di Made In Italy  all’estero, con la proliferazione di imitazioni low cost, ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche come dimostra l’embargo russo, con un vero boom nella produzione locale del cibo Made in Italy taroccato.

Lo spettro dei dazi USA e della BREXIT

A preoccupare – spiegano Coldiretti e Filiera Italia –  è ora l’emergere di misure protezionistiche e la chiusura delle frontiere, a partire dalla minaccia di Trump di mettere i dazi sui prodotti europei con la pubblicazione di un “black list” per un importo complessivo di 11 miliardi di dollari.

Nella lista nera anche importanti prodotti agroalimentari di interesse nazionale come i vini, i formaggi, l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici.

Con i dazi aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano e sarebbero più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da Paesi non colpiti dalle misure di Trump. Basti pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa – sottolinea la Coldiretti – sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York, dal Parmesan al Romano senza latte di pecora, dall’Asiago al Gorgonzola fino al Fontiago, un improbabile mix tra Asiago e Fontina.

Ma il problema riguarda tutte le categorie merceologiche come l’olio Pompeian made in Usa, i salumi più prestigiosi, dalle imitazioni del Parma e del San Daniele alla mortadella Bologna o al salame Milano, senza dimenticare i pomodori, come il San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti.

Un pericolo che – precisano Coldiretti e Filiera Italia – riguarda anche la Brexit: se la Gran Bretagna dovesse uscire dall’UE senza accordo, non sarebbe garantita la stessa tutela giuridica dei prodotti a denominazione di origine, che senza protezione europea rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione. Basti pensare ai casi smascherati in passato proprio in Gran Bretagna, della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino ai wine kit o ai parmesan kit.

La classifica dei prodotti più taroccati

Nonostante il record delle esportazioni agroalimentari Made in Italy che nel 2018 hanno raggiunto il valore di 41,8 miliardi, oggi più di due prodotti di tipo italiano su tre venduti nel mondo sono falsi, con il fenomeno del cosiddetto italian sounding che colpisce in misura diversa tutti i prodotti, dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche extravergine, sughi o pasta e riguarda tutti i continenti.

A taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi, a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati secondo la Coldiretti ci sono i formaggi, a cominciare dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali. Ma ci sono anche le imitazioni di Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago o Fontina. Tra i salumi sono clonati i più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, ma anche la mortadella Bologna o il salame cacciatore e gli extravergine di oliva o le conserve, come il pomodoro San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Kressecco tedesco, oltre al Barbera bianco prodotto in Romania e al Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense sono invece solo alcuni esempi delle contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi.

 

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